Profilo

Ghigo Roli, fotografo, lavora in Italia e all’estero da oltre trent’anni.

Settori di competenza: beni culturali, geografia e viaggio, fotografia aerea, panorami orbicolari, riproduzioni in fac-simile, Gigapixel, restauro virtuale, motociclette e automobili.

Affronta campagne fotografiche di grande complessità dall'ideazione alla realizzazione finale, superando molti problemi sia organizzativi che tecnici. 

Cura con estrema attenzione tutti gli aspetti relativi alla postproduzione e alla cromia delle sue immagini.

Ha pubblicato:

• OLTRE 30 LIBRI DI ARTE, GEOGRAFIA E  GUIDE DI VIAGGIO PER I SEGUENTI EDITORI:Abrams, Editions La Martinière, Istituto Geografico De Agostini, Magnus, Taschen, Dorling Kindersley, Arnoldo Mondadori, Priuli & Verlucca, Hirmer Verlag, Artioli Editore, Franco Maria Ricci, Franco Cosimo Panini Editore, Bonechi Editore, Touring Editore,  Belser Verlag, Karl Muller Verlag, Ultreya, Jaca Book, Federico Motta.

  
• OLTRE CENTO SERVIZI FOTOGRAFICI COMMISSIONATI DALLE SEGUENTI TESTATE:Airone, Alisei, Atlante, Bell'Italia, Bell'Europa, Collezioni Trends, FMR, Gulliver, In Viaggio, Lo Specchio de La Stampa, Meridiani, Merian, Panorama, Panorama Travel, Terre Sauvage, TuttoTurismo, Qui Touring, Traveller, Verde Oggi, Vie Del Gusto, Vie Del Mondo, il Venerdì di Repubblica.

 
Ha un ARCHIVIO DI OLTRE 200.000 IMMAGINI DI  ARTE, GEOGRAFIA , AUTO E MOTO D'EPOCA.  

 

 



 Sono nato a Modena nel 1956.
 Quattro anni più tardi mio padre mi regalò una vecchia Kodak Brownie (a sua volta regalo del  nonno per il di lui matrimonio). La mia prima foto fu al tempio di Paestum. Ci volle un po' perché nel mirino vedevo le colonne tutte pencolanti e non scattai finché, dopo ripetute insistenze, un fratello grande e paziente non mi portò su una roccia e mi prese in spalla:  finalmente le colonne erano dritte! Ecco, dev'essere stato li che mi sono fatto l'idea che la  fotografia serva a mettere un po' d'ordine in giro.
 Ancora qualche anno e arrivarono la bicicletta e una Comet Bencini e con loro la scoperta  della  libertà. Ogni giorno esploravo una via nuova della mia città e scattavo una nuova foto.  Non sapevo ancora nulla di Vittorio Sella o dell'Istituto Geografico De Agostini, ma quella piccola   macchina era il mio lasciapassare per entrare nel mondo, e cercargli un senso. A lui e a me. A dodici anni cominciai a sviluppare e stampare il bianco nero in una piccola camera oscura clandestina. Lasciai "Topolino" per "Progresso Fotografico" e "Fotografia Italiana", che mi segnarono irrimediabilmente. 
A tredici anni, in una delle mie esplorazioni, capitai in piazzale Redecocca, in un quartiere degradato che aveva ancora case bombardate dalla guerra. C'era la festa di un asilo, giochi fatti in casa, palle di stoffa che bambini poco più piccoli di me tiravano a barattoli vuoti di pomodori pelati. Scattai un intero rullino da 72 foto, con la Canon Demi C, telemetro e tre ottiche. Le maestre, incuriosite, mi chiesero le foto. Dopo pochi giorni vendetti il mio primo servizio, per l'equivalente di un pacco di carta sensibile: quelle maestre, di cui ignoro il nome, hanno sulla coscienza il peso di aver creato un altro fotografo professionista.







 
















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